Ripartiamo Insieme

Buon Natale…

23 gennaio 2012

 

Il miglior natale che ho trascorso fu quello più povero: il 1980.

Vivevamo in un parco dentro una roulotte io, mia madre, mia sorella e mio fratello.

Mia madre faceva due lavori per sostenerci.

Non avevamo soldi.

Ma mi sentivo come un principe.

Avevo 8 anni e la cosa più importante nel mio universo era: GUERRE STELLARI.

Non potevamo permetterci i giocattoli… ma io li vedevo ogni giorno nel catalogo gratuito che avevo preso al negozio.

A mia insaputa, mia madre mi ha fatto questo.

Ogni settimana ha messo da parte abbastanza soldi per comprarmi un personaggio di Guerre Stellari.

Ed il giorno di Natale, in una roulotte e senza soldi per il tacchino di Natale, mi dette 24 personaggi di Guerre Stellari.

Abbiamo mangiato il nostro pollo da fast food per cena su una panchina del parco.

Il passante occasionale, credo, che pensasse che vivessimo sotto ad una grondaia.

Ma mia madre ci ha insegnato a guardare in alto e vedere le stelle.

Infatti ci ha circondato di loro!

Buon Natale!

(Darren Hayes, cantautore australiano, 2011)

Non è un bel Natale per un bambino, se non potrà ricevere almeno un giocattolo.

Me lo ricorderò per sempre.

Ascoltando Monti, guardando me e i miei cari…

5 dicembre 2011

Le anticipazioni dei provvedimenti del nuovo governo Monti non promettevano niente di buono. Più che altro la preoccupazione era dettata dalle due donne che stanno con me, moglie e figlia.

Ero sconsolato.

Ero convinto che mi sarebbe tanto costato in sacrifici, rispetto a quella voglia di giustizia sociale (giustizia…) nella quale credo e spero.

I media ci avevano preparato ad una mazzata che sarebbe andata a colpire i soliti noti, quelli che alla fine dei salmi pagano sempre, che anzi, se sgarrano di un giorno hanno pure le sanzioni.

Ma la preoccupazione che più mi assilla: come manterrò me, mia moglie, quando sarò uscito dal ciclo lavorativo? In primo vedevo questo periodo molto lontano (2037 sarà l’anno in cui compirò 65 anni…) e soprattutto, avendo avanti a me tante persone che andranno in pensione, mi chiedo sempre se ci saranno i denari anche per me.

Comprendo l’amarezza di chi non si vedrà aumentata la propria pensione della rivalutazione dell’inflazione, ma vorrei che loro comprendessero la mia rassegnazione, mia… quella di intere generazioni che realmente si vedono prelevare dal proprio mese dei soldi che servono a pagare le pensioni a chi è andato alla mia età, già 20\30 anni fa versando contributi pari a 1\3 o 1\4 di quello che percepirà.

Eppure so che quello che ci hanno prospettato stasera, per quanto riguarda la previdenza, metterà in difficoltà una buona parte di lavoratori che proprio in questi anni concluderanno la carriera lavorativa, anche a coloro che hanno la mèta nei 5 anni.

Però io penso a me e alle mie donne di casa e francamente stasera ho un pò più di speranza. Si perché so che alla fine della mia carriera, tanto avrò lavorato, tanto percepirò (con gli interessi del caso): sarò io il protagonista del mio futuro e non dovrò aspettare che sia mia figlia a mantenermi la pensione con i contributi che lei verserà.

Poi capisco anche che le pensioni sotto i mille euro, percepiranno la rivalutazione dell’inflazione (che i soloni dei giornali affermavano al 50%) perché questo governo, presentato come lo scudo dei poteri forti, introdurrà un’ulteriore tassazione dei capitali scudati dall’estero, che introdurranno dei bolli sulle operazioni finanziare (come la tassazione sui conti correnti che già c’è..) e che, udite udite, ha cambiato il parere dell’Italia presso l’Unione Europea, in merito alle tassazioni delle operazioni finanziare: FAVOREVOLE alla così detta TOBIN TAX.

Reintroducono l’ICI che si chiama IMU.

Premessa: i parrucconi della Padania, che oggi vogliono la secessione e che andrebbero pagati con la moneta padana, sono stati gli ideatori di questa tassa.

Giusto ricordarlo.

Non so quanto dovrò pagare per la mia casa di proprietà, ma se non mi sbaglio intanto a Montevarchi dal 5,5 X 1000 andrà al 4 X 1000, che avrò una detrazione di €. 200 all’anno.

E’ vero che il Governo Prodi già me l’aveva tolta e che il Governo Berlusconi l’aveva tolta anche al… Cavaliere, e che sarebbe stato meglio non reintrodurla, ma penso che sia il sacrificio che mi viene richiesto e che posso sostenere.

Per il resto, niente aumento dell’IRPEF.

Mah che cosa devo dire: spero che il disinteresse (politico) di questo governo prosegua nelle prossime settimane e continuare a ricercare misure che aiutino la mia generazione e quelle che verranno dopo di me.

Abbiamo bisogno di qualcuno che ci dia speranza.

Ascoltando Monti e guardando me ed i miei cari… oggi ne ho di più.

Buona fortuna a tutti noi…

11 novembre 2011

Il momento straordinariamente grave che stiamo vivendo facciamo davvero tanta fatica a percepirlo come tale.

Questo non perché siamo incoscienti: è che ci siamo accorti già da tempo che la nostra condizione, quella della mia generazione,è diventata sempre più complicata e complessa.

Abbiamo preso coscienza che nessuno di noi ha più un lavoro “fisso”, di quelli che ci avevano insegnato, che vale per tutta la vita: entri in quell’azienda a vent’anni o vinci il concorso pubblico in quell’ente ed esci quando è arrivato il momento di andare in pensione.

Mi chiedo come abbiamo potuto accettare questa modifica, fidandoci di chi ce l’ha proposta, senza riflettere sugli effetti che avrebbe provocato.

Ma è frutto di una naturale evoluzione del mondo del lavoro o dalla stregoneria del così detto mercato, che per natura tende ad arricchire solo se stesso?

Se da un lato la scadente la scuola italiana ci ha fornito una coscienza civica, un’apertura mentale anche un giusto slancio verso le opportunità, dall’altro l’avventura dei media ci hanno trasformato in un’altra cosa.

Mi rendo conto che il mondo delle opportunità ci ha fatto assumere le sembianze di veri e propri animali da branco: andiamo a cercare di gruppo in gruppo i migliori pascoli, ci scorniamo con i maschi alfa di turno che difendono la loro posizione e, se vinciamo, restiamo in zona per un pò, quindi cerchiamo un altro foraggio.

Questo pensare così individualistico, è giunto in un contesto dove i grandi pensieri che invece univano gli individui sotto la loro idea, si stavano dissolvendo.

Ed è toccata alla mia generazione farne le spese.

Agli inizi degli anni ‘90 ci hanno illuso con il crollo del socialismo reale e la grande vittoria del capitalismo occidentale, che saremmo stati liberi di fluttuare nella galassia del mercato, senza i limiti di sovrastrutture statali.

Anzi è emerso come novella Venere dalle acque un personaggio (che aveva avuto la fonte della sua ricchezza proprio dallo Stato) che affermava che in quel momento, proprio questo Stato, l’apparato, aveva bisogno di dimagrire, di assottigliare quei rotoli di lardo tanto dannosi per il cuore, che erano costituite dai troppi dipendenti pubblici.

E da allora i concorsi pubblici sono quasi spariti, nonostante che servisse assolutamente aggiornare il personale figlio delle scartoffie, con le nuove generazioni, cariche di lauree e diplomi, che arrivavano con gli scatoloni pieni dei personal computer.

Non solo: nell’ultima fase della grande crisi economica dei primi anni ‘90 che fu la “mannaia” per tante piccole e medie imprese, si diceva che era meglio il mercato dei comunisti, perché era la storia che aveva decretato la loro fine.

Ma cosa si doveva dire a quelle imprese che per il mercato si erano ritrovate con le saracinesche abbassate? Non si è detto nulla, nemmeno grazie per aver reso questo paese così forte. Il mercato

Ed anche in quel caso, sempre alla nostra generazione, fu detto che era quasi un bene quello che era accaduto nella crisi, perché queste realtà non avrebbero mai avuto un futuro con la globalizzazione e la concorrenza dei così detti paesi emergenti che erano armati di fame e voglia di riscatto.

Che sarebbero arrivati 1.000.000 di posti di lavoro, grazie al mercato e non grazie ai comunisti!

Ci disse che dovevamo aggraparci alla solidità dei grossi gruppi italiani, perché la qualità delle produzioni, siano state manufatturiere che tecnologicamente avanzate, ci avrebbero garantito un futuro e che dovevamo stare al loro gioco: lavoro flessibile, precario, competitività.

Poi ci ha detto (erano i primi anni del nuovo millennio) che insomma, il costo del lavoro, le tasse troppo alte, le opportunità di insediarsi in altri sistemi economicamente più vantaggiosi, spostavano lo sguardo dell’economia fuori dall’Italia: e allora tante aziende e posti di lavoro hanno preso l’aereoplano, le navi ed i mezzi pesanti e si sono trasferite ad Est.

Si, insomma, che con questa fiscalità era difficile stare in Italia e si deve capire chi non paga le tasse, che “se fossi al loro posto… anch’io evaderei il fisco!

Chi crede nello stato sociale, nell’equità e nella dignità del lavoro non può ascoltare queste parole.

Ed allora siamo ad oggi: ci siamo trovati in un salotto sgangherato ad osservare un mondo che mentre parlava di noi, faceva le valigie: ci diceva da grande imbonitore qual’è, di opportunità, di sviluppo e ristoranti pieni mentre dietro al paravento alle sue spalle nascondeva disillusione, miseria e mense sociali.

Ed oggi l’imbonitore se ne va e ci sta accompagnando fuori dalla nostra casa che poi chiuderà a chiave per andarsene con le sue valigie borbottandoci, mentre va via, che ci hanno sfrattato da casa nostra.

Noi lo guardiamo increduli e alterniamo lo sguardo sorpreso sulla porta serrata e le punte dei nostri piedi.

Poi ti rendi conto che non sei solo: che hai una famiglia che dorme tranquilla perchè sa che ti impegnerai per non deluderli.

Spera di darti quella forza necessarria per sferrare un calcione a quella porta e provare a trovare le risorse per rimettere a posto la casa, la tua casa.

Non è quella reggia che ti avevano promesso a vent’anni: è un immobile dal passato glorioso, con gli affreschi e le lesene un pò consumati dal tempo e dall’incuria, con il bagno dalle maniglie dorate e ma senza i sanitari, con le finestre murate ed il frigorifero vuoto.

Ma è casa nostra che ha bisogno delle nostre nuove regole per tornare bella ed accogliente, per dare lavoro e cibo a chi vi presta opera, ornata di quadri e statue, avvolta dalla musica di un pianoforte accordato e cullata dalla voce argentina di un bambino a cui un giorno daremo la chiave della porta.

Lasciate la palla alla nostra generazione che vi ha ascoltato fin troppo…

Lasciateci lavorare ora, per il nostro futuro.

Buona fortuna a tutti noi…

Tempi che cambiano: il cinismo dei numeri che scaccia la passione degli uomini.

19 ottobre 2011

Ieri il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, ha annunciato all’assemblea degli azionisti che per Alessandro Del Piero sarà l’ultimo anno in bianconero.

Ha speso parole belle nei suoi confronti ma… ha di fatto annunciato il suo taglio.

Ci ho pensato su e mi sono domandato per quale motivo lo ha fatto ora e non a fine stagione e  perché di fronte all’assemblea degli azionisti all’approvazione del bilancio consuntivo della stagione sportiva passata.

Francamente non ho capito la strategia comunicativa di questo fatto.

In primis che ripercussioni sportive e di spogliatoio potrà avere una simile dichiarazione: la squadra è in testa alla classifica, è tornato l’entusiasmo nella tifoseria, è stato inaugurato un nuovo modo di fare sport con l’impianto dove si gioca in proprietà di una squadra di calcio professionistico. Tutto sembra perfetto.

Poi il silenzio di Del Piero: nel sito, su facebook… niente, neanche una parola.

Non si parla di un calciatore qualsiasi: si parla di uno che ha esordito in serie A con quella maglia a strisce verticali bianche e nere in un Juventus - Reggiana di 19 anni fa sostituendo Ravanelli e andando in gol dopo pochi secondi; che ha contribuito in maniera determinante alle fortune sportive e, diciamolo, finanziare della Juventus per tutto il decennio degli anni ‘90 e per i primi cinque anni della scorsa decade.

Che non ha pensato minimamente di lasciare la squadra in serie B (come invece altri che è giusto rammentare: Ibrahimovic, Thuram, Zambrotta…).

Mi aspettavo, via, tutti si aspettavano una bella partita d’addio a fine stagione, con gli sportivi grondanti di lacrime e con il cuore sanguinante per la fine di questa carriera straordinara.

E invece?

Niente di tutto questo: la passione sana, di chi si diverte ancora a vedere le partite, quelle giocate da campioni veri che si emozionano ancora per un gol, che si arrabbiano se non giocano, che sono pronti a sostenere in piedi i compagni impegnati a difendere i colori societari al loro posto, è stata tradita.

Ha nuovamente prevalso la freddezza dei numeri, dei conti, di una risposta ad una domanda tendenziosa di un azionista anonimo, gettata sul piatto come un truculento filetto di bovino.

Non so che farà Alessandro Del Piero: io spero che concluda la carriera a fine anno, rendendo felice i tanti appassionati come me, ragalandoci l’ultima perla di signorilità che ha contraddistinto la sua vita sportiva.

Per chi come me, si è visto coincidere la carriera di Alex (due anni più giovane del sottoscritto) con l’arco temporale che ti porta dalla giovinezza alla maturità, significa che è tempo di archiviare una fase della vita dove anche le gesta sportive di questo campione hanno avuto un ruolo per la formazione del carattere: la tenacia, la sportività, l’impegno, la serietà.

C’è un bellissimo servizio di Caressa che si conclude dicendo Alessandro Del Piero è un bell’esempio per i miei figli.

Ecco, spero proprio che sia ancora un bell’esempio di passione, di sentimento, di sorriso da citare a mia figlia quando sarà più grande: tutte armi naturali che possono ancora contrastare il cinismo dei tempi che cambiano…

E’ uscito il mio primo libro in libreria..

28 settembre 2011

E’ da oggi che lo si può acquistare in alcune librerie del Valdarno e negli scaffali dell’IPERCOOP.

Che dire: ho trascorso 4 mesi intensi a lavorare come scrittore-ricercatore.

Una specie di sogno per tante persone: per questo voglio ringraziare Mauro Torelli, persona illuminatissima, che ha capito il progetto che gli proponevo e non ci ha pensato su a farlo suo.

Da oggi il sogno resta in me e si trasforma nella realtà del mercato editoriale.

Da alcuni giorni faccio un altro tipo di lavoro (un progetto bellissimo sulle nuove fonti energetiche) ma resterà in me il ricordo di questo bellissimo periodo, dove sono stato poco presente in questo blog con la consapevolezza di potervi raccontare queste emozioni in questo breve intervento.

Che dire… comprate e leggete!!

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E’ il momento e… bravo Francesco!

31 maggio 2011

Credo sia giusto chiudere il libro che narra la mia esperienza amministrativa e politica di questo tempo con la giornata che si è da poco conclusa che ha visto Francesco Maria Grasso vincere il ballottaggio con Vincenzo Caciulli, diventando così Sindaco della mia città per i prossimi 5 anni.

Se l’è meritato.

E’ un uomo tenace, grande lavoratore: si è messo in moto diversi mesi fa, coinvolgendo un bel gruppo di persone che l’hanno sostenuto fino in fondo con tutta la loro passione.

Noi l’abbiamo aiutato come è stato possibile.

Io mi sono messo a disposizione del Partito Democratico: ho fatto in modo che si potesse presentare la lista, l’ho sostenuta, ho preparato il materiale, ho “armato” i rappresentanti di lista.

L’ho fatto senza mai essere sotto le luci dei riflettori, forse un pò riguardoso (perché le “primarie” prima o poi ti segnano..), ho dato questo contributo condizionato a… niente, ossia per me niente incarichi, niente poltrone!

Lo dissi a Francesco la sera dei risultati delle primarie: sono a disposizione e non voglio niente.

La politica è servizio e soprattutto DEVE GARANTIRE IL RICAMBIO DELLE NUOVE E GIOVANI CLASSI DIRIGENTI fin dal momento in cui si assumono determinati incarichi.

L’ho sempre pensato e l’ho sempre fatto.

Credo che il processo di rinnovamento generazionale e di genere che Francesco sta dicendo ora che è sindaco, deve essere vero e soprattutto senza ipocrisie: Pierluigi Fabiano e Arianna Righi sono due pezzi da 90, credo che le altre scelte ( giovani e donne ) andranno benissimo.

Che farò?

Beh ho un nuovo lavoro che mi aspetta, affascinante, per quale sono pronto ad accettare la sfida.

Ho i miei studi risorgimentali: voglio curare due pubblicazioni da qui alla fine dell’anno.

Aiuterò Alfondo Panzetta al Cassero per la Scultura e l’Accademia Valdarnese del Poggio, di cui sono socio e consigliere, cercando di aiutare Francesco Papa,  a riaprire quel gioiello fantastico che è il Museo Paleontologico.

Poi ho di là due donne bellissime che amo, adoro e che sono la mia vita.

Mi pare che il programma dei prossimi anni è fatto.

La vita ci riserva sempre bivii e sentieri: senza guardarsi indietro, io ho preso quello che ritengo più adatto alla mia persona.

Sarò qui, sempre.

Maggio finisce, inizia Giugno.

Modernità e rottamazione

30 aprile 2011

In questi giorni non possiamo fare a meno di ascoltare la polemica a distanza fra il Sindaco di Firenze Matteo Renzi e il più grande sindacato italiano, la C.G.I.L. , nella figura del suo segretario generale, Susanna Camusso.

Avanti la questione legata al Maggio Musicale fermato in Giappone per il terremoto ed il seguente incidente atomico di Fukushima.

Poi l’agitazione dei musicisti sempre legati all’orchestra fiorentina, per l’aperta polemica con la dirigenza, a causa di problemi sindacali di varia natura fra i quali il ritardo dei pagamenti degli stipendi.

Non ultima e in replica rispetto allo scorso anno, la discussione aperta dal Sindaco sull’apertura dei negozi nel giorno dei festeggiamenti del Primo Maggio, festa dei lavoratori.

Dispiace che ci sia questo attrito fra queste due componenti del panorama progressista italiano (già sofferente nei rapporti da un pò di tempo) in un momento delicato come quello che stiamo vivendo.

Se non possiamo impedire al sindacato di fare il proprio lavoro (come è giusto che sia, visto che la Costituzione repubblicana ne salvaguarda il ruolo!) bisognerà far capire al Sindaco di Firenze che non può “rottamare” il sindacato perché non la pensa come lui o come coloro che lo sostengono.

Sono molto scettico su Matteo Renzi, lo ammetto.

Non mi piace chi si erge a paladino di un fantomatico “rinnovamento”, senza aver dimostrato minimamente di poter svolgere ottimamente il ruolo da poco assegnato.

Renzi deve fare il Sindaco almeno per altri tre anni; dopodiché i fiorentini con il voto ed il resto del Paese con la propria capacità d’analisi, faranno le opportune valutazioni e constateranno se questo giovane amministratore ha un bel pelo sullo stomaco che gli consentirebbe di prendere in mano le redini del centrosinistra!

Una cosa è certa: il suo indiscusso protagonismo, non lo aiuta nel godere grandi simpatie (per uno all’inizio dell’esperienza amministrativa, fare l’uomo solo al comando non è che porti gran che bene!).

Credo che ci sia bisogno di teste nuove che siano pronte con i metodi di oggi a guidare la società nelle difficili e complesse situazioni in cui si trova: ma al tempo stesso si tenga conto dell’esperienza fatta.

Ora mi domando: se fino ad oggi il 1° Maggio si celebra la festa dei lavoratori come è giusto che sia, per quale motivo si vuole mettere in discussione questo diritto?

Non è progressista dire che i diritti conquistati non si mettono in discussione se non per migliorare le condizioni di vita?

Renzi crede davvero che quel giorno gli affari siano così imponenti da decretare uno step importantissimo per i bilanci degli esercizi commerciali del suo territorio ed una reale ottima ricaduta pure sui salari dei commessi sottratti in quella giornata al diritto sacrosanto di festaggiare la loro posizione lavorativa?

Non vorrei che questo sia solo un pretesto per far parlare di sè.

Caro sindaco Renzi dimostraci che sai elevare Firenze all’altezza che merita e fallo con “amore a perdere”, come dice Don Gallo, senza il bisogno sempre di incassare il consenso dei giornalisti per essere in grado di imbastire storie che fanno scrivere di te.

Parlatene bene o male purché se ne parli, non è la via maestra per un sindaco! L’interesse dei cittadini e dei lavoratori, SI!

Un 25 Aprile di giustizia, non mancate..

25 aprile 2011

Buon 25 Aprile!

Oggi scopriremo la lapide delle 103 vittime civili di Montevarchi, fin qui accertate, che viene posta sotto il loggiato del Palazzo Comunale, dove già si trovano quelle commemorative dal Risorgimento ai confliti bellici mondiali del secolo scorso.

E’ una cosa importante per tanti motivi, ma il principale è che è decisamente ingiusto non ricordare 103 persone che hanno perso la vita durante la guerra non per loro scelta.

Ho scoperto questi numeri considerevoli, quando mi ero occupato della ricerca che portò a “Non raggiunsero la libertà” la pubblicazione dedicata ai nostri concittadini che purtroppo non fecero ritorno dai lager nazisti.
Trovai due elenchi, sottoscritti dal primo sindaco di Montevarchi dopo la Liberazione, Guido Vestri, che riportavano l’elenco ampio, ma incompleto, delle 59 Vittime per gli eventi bellici decedute per bombardamento, mine, cannoneggiamento ecc.. e delle 26 Vittime politiche uccise per rappresaglia

Informai il Sindaco Valentini che subito mi disse: “dobbiamo fare qualcosa per la loro memoria”.

In quei giorni incontrai Antonio Losi, un giovane ferroviere montevarchino con la passione della storia locale ( come me!) che mi disse stava facendo una ricerca su questo periodo, ossia il passaggio del Fronte di guerra nell’estate del 1944.

Ci siamo capiti al volo: abbiamo scambiato i numeri e gli ho passato gli elenchi nominativi così da poterli confrontare con quelli in suo possesso che arrivavano da altre fonti. Io ho continuato ad approfondire per conto mio, risalendo per molti di loro, ai fatti in cui furono vittime della guerra.

I numeri sono aumentati: da 59 si è passati a 64 e da 26 si è passati a 39.

Totale 103.

Dove sono morti?

Andiamo con ordine a presentare le ipotesi di ricostruzione dei fatti bellici, iniziando dal primo elenco di 64:

  • 23 furono vittime dell’incursione aerea degli Alleati anglo-americani del 13 Luglio 1944.
  • furono vittime del cannoneggiamento dei Nazisti che sparavano da Ricasoli il 18 Luglio 1944 sul centro storico della città. Rimase ucciso anche il commissario incaricato dagli alleati, Luigi Benini.
  • 4 rimasero vittime di incidenti stradali e ferroviari ad opera dei nazi-fascisti.
  • 7 rimasero vittime di varie incursioni aeree fra il 13 febbraio ed il 9 luglio in varie zone: Levane, Levanella, Trigesimo, Caposelvi, Poggio Auzzo, Gruccia, Sinciano.
  • 17 rimasero vittime dello scoppio di mine, proiettili anticarro, scheggie di granata fra il 7 Gennaio ed il 12 Agosto in varie zone di Montevarchi, e 2 di queste ad Arezzo e Castelfranco di Sopra.
  • 7 vittime, comprese fra i 3 ed i 17 anni, morirono fra Settembre del 1944 e l’8 Giugno del 1845, per lo scoppio di materiale bellico inesploso.

Per il secondo elenco, di 39 persone, possiamo così ipotizzare:

  • 22 furono giustiziati nelle varie stragi che furono perpetrate dai nazi-fascisti tra il 14 Giugno 1944 (Monticello) ed il 27 Luglio 1944 (Pratomagno) in varie località non nel Comune di Montevarchi.
  • 2 vigili del fuoco furono giustiziati dai nazifascisti in località Borro al Quercio per non aver consegnato loro un autocarro in dotazione alla caserma di Montevarchi.
  • 11 furono uccisi in episodi che sono avvenuti nel territorio del Comune di Montevarchi in circostanze da verificare.
  • 4 furono uccisi in episodi che non sono avvenuti nel territorio del Comune di Montevarchi in circostanze da verificare.

Questi numeri sono incredibili se si leggono nella loro totalità.

In questa ricerca e questa lapide sono escluse le vittime per fatti politici, prima e dopo la guerra; tanto per intendersi, i morti del fascismo prima della guerra e quelli dopo la fine del secondo conflitto.

Credo che sia stato giusto ed importante aver ricordato questo grandissimo sacrificio di vite e di sangue che la nostra città ha subìto quando i nazisti ormai allo sbando, se ne andavano dal nostro territorio, seminando morte.

Bisogna sempre ricordare a tutti la grande colpa del fascismo che infiò la nostra Nazione nel vicolo cieco della guerra che ha portato solo distruzione e disperazione. Per questo il 25 aprile non dobbiamo MAI mancare alle celebrazioni: onoriamo la memorie di queste persone che sono rimaste vittime inconsapevoli della guerra.

C’è ancora da lavorare, soprattutto Antonio Losi che è prossimo alla pubblicazione del suo libro: sarebbe importante che le famiglie potessero aiutarci con foto e testimonianze a rendere oltremodo giustizia a questi nostri sfortunati concittadini.

Intanto cerchiamo di essere tanti a Montevarchi.

Un 25 Aprile di giustizia, non mancate..

Io sto con il Partito Democratico…

21 aprile 2011

Quando si arriva nell’agone politico elettorale, sale la febbre a troppa gente.

Lo fa inspiegabilmente, innalzandosi a quote impensabili, tanto che il mercurio ha difficoltà a posizionarsi.

Nella mia vita politica tuttavia ho sempre imparato ad essere certo su di una cosa: l’orizzonte politico.

Non mi va di smarrirmi in movimentismi, non mi va di pensare che è giusto far saltare tutto in aria, non mi va di posizionarmi con un fucile ed attendere il mio turno per sparare sulle contraddizioni che arrivano proprio da questa febbre così strana e tanto temporanea che ha una certezza: dal primo giugno o forse prima, se ne andrà.

Ed allora contano le certezze: so che comunque vadano le cose, il mio partito, il PD, ci sarà. Sarà un riferimento irrinunciabile, perfino per coloro che oggi si divertono ad attaccarlo, più o meno convintamente, più o meno specularmente.

Anche chi è rimasto deluso, amareggiato e incazzato per le scelte fatte in questo tempo ( io avrei tanto da ridire…) non potrà fare a meno di ritrovarsi nelle sedi del Partito Democratico cercando in primis la chiarezza da chi si è assunto ruoli non richiesti, per poi occuparsi  sempre di aumentare il consenso, provando sempre ad allargare alle forze più vicine, fino a ritrovare la dimensione che merita.

Ed allora mi spiego perché da sinistra e da destra arrivano le bordate più toste al PD: perché alla fine, noi democratici ci saremo sempre mentre altri se ne andranno con la febbre elettorale.

Io sto con il Partito Democratico…

5 Maggio.. un atto di amore!

8 aprile 2011

NOIF: Art. 52 (Titolo Sportivo)

1. Il titolo sportivo è il riconoscimento da parte della F.I.G.C. delle condizioni tecniche sportive che consentono, concorrendo gli altri requisiti previsti dalle norme federali, la partecipazione di una società ad un determinato Campionato.

2. In nessun caso il titolo sportivo può essere oggetto di valutazione economica o di cessione.

Perché pubblicare l’art. 52 delle Norme della Federazione Italiana Giuoco Calcio nel mio blog?

Andiamo con ordine.

Ieri sera ho partecipato con almeno 200 altri sportivi, all’assemblea dell’ “orgoglio rossoblù” indetta dai tifosi del Montevarchi Calcio a cui hanno partecipato il sindaco Giorgio Valentini, i 6 aspiranti che da stasera hanno ufficialmente aperto la campagna elettorale per le amministrative del 15 e 16 maggio ed alcune imprese del territorio.

Quando siamo usciti dalla sala, molti hanno respirato un’aria antica, fatta di emozioni, attaccamento, lealtà, fedeltà, amore per quei colori che hanno accompagnato tanto tempo delle nostre vite: il rosso ed il blu.

E questa condizione è così bella e forte, che rappresenta una straordinaria risposta alla recente cessione della società Montevarchi Calcio 1902 dalla vecchia proprietà rappresentata da Enrico Rossi, a quella nuova presieduta dalla signora Angela Perez, cittadina straniera, compagna dell’attuale allenatore del Montevarchi signor Tommaso Volpi.

Una cessione che non ha convinto nessuno: vuoi per la rapidità con cui è avvenuta, vuoi per la rappresentatività della società, totalmente sconosciuta per gli sportivi, vuoi per il momento delicato.

Infatti il prossimo 5 maggio, al tribunale di Montevarchi si dovrebbe discutere l’istanza di fallimento della società rossoblù, promossa da alcuni vecchi calciatori che non hanno riscosso gli onorari nonché da qualche altra società creditrice.

Questa istanza arriva in un momento in cui, l’attuale nuova proprietà dichiara di avere insolvenze per circa € 1.200.000, nei confronti dell’Erario, del Comune di Montevarchi e di altri privati.

Una situazione che, se confermata, porterebbe diretto alla chiusura definitiva di questa società.

Ho parlato di società, ma non della storia di una città, di un simbolo, di una maglia di quasi 110 di attività di una popolarissima associazione sportiva, famosa in tutta la penisola che ha regalato campioni al calcio e soddisfazioni ai suoi tifosi.

Con questa situazione economica, gestionale e di grave incertezza societaria, non c’è che da augurarsi che il giudice chiamato a pronunciarsi sul fallimento, imponga alla società di portare i libri in tribunale ( così si dice no??) e di concludere questa fase per aprire una nuova bellissima stagione.

Chi ve lo dice non ha mai smesso di amare questa passione, tramandata dalla famiglia, che si è infilata nella pelle come fosse un tessuto indispensabile.

Non esistono altre soluzioni: non si può vendere il titolo sportivo, così come è scritto nel II comma dell’Art. 52, così come sono convinto che la F.I.G.C. riconoscerà alla nostra città, il merito di aver contribuito in questi anni al consolidamento del titolo sportivo della società Aquila 1902.

Lo chiedo io al giudice, che ho un ruolo importante fino al 30 maggio 2011, quello di Presidente del Consiglio Comunale.

Faccia finire questo strazio e ci riporti la serenità di ritornare allo stadio.

Grazie.